Friday, 28 August 2020 10:59

Prendersi cura degli altri. Come fare?

Prendersi cura degli altri è difficile, ma aiuta a evolversi rapidamente.

Prendersi cura degli altri è senza dubbio difficile e psicologicamente logorante, specialmente quando il tempo per noi viene a mancare e le giornate scivolano via rapidamente; curare il prossimo è un impegno, ma il più delle volte le scelte alternative a disposizione sono veramente poche e quindi siamo costretti a onorare tale compito, a volte anche contro la nostra reale volontà. In alcuni casi il solo pensare a ciò ci fa sentire egoisti e i sensi di colpa emergono subito, così in tale condizione paradossalmente possiamo trovare anche la forza di andare avanti, ma la verità è che molto del nostro tempo è sigillato in questo vincolo che il più delle volte è frutto di una serie di eventi di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ma si sa, non è possibile dire a una persona di non ammalarsi e nessuno vorrebbe mai che un proprio famigliare cadesse in malattia, a questo purtroppo non vi è né rimedio e né cura, così nel nostro solo bel paese circa quasi 2,5 milioni d'italiani sono invalidi, inoltre considerando che una parte di essi è comunque autonoma nel gestire la propria vita, rimane un fetta sostanziale di malati che richiede un sostegno da parte di terzi.

Terzi che come sappiamo possono essere delle strutture, oppure delle badanti e per finire i famigliari che si prestano a ospitare o comunque supportare direttamente il caro assistito; sebbene la società non mostri chiaramente le situazioni che vivono le famiglie in Italia, questo tipo di assistenza è piuttosto diffusa nelle case di tutto il nostro paese e gli aiuti sono comunque scarsi e insufficienti a sostenerle. Potremmo dire che sono semplici e stringati contentini, ma il carico più importante ricade inesorabilmente sulle finanze e sul tempo delle famiglie che ahimè si vedono costrette a prendersi a carico il parente. Diviene quindi una figura indispensabile quella del Caregiver che molto spesso è un famigliare e che dedica la gran parte del suo tempo nell'assistenza, quando le figure sono anziane e vivono con i soldi delle pensioni spesso è il partner o il genitore a prendersi cura, in altri casi quando la famiglia deve anche preoccuparsi dei propri bilanci economici si deve organizzare tra lavoro e assistenza, magari con l'appoggio di un esterno. Quello che si evidenzia in queste realtà nascoste agli occhi della gente comune che vive una società di modelli da raggiungere è che non vi sono strategie pensate per loro e pertanto sono costrette a riadattarsi alle nuove situazioni che le malattie o gli incidenti presentano quando purtroppo avvengono e colpiscono un loro caro.

In una società ben pensata, dovrebbero esserci delle misure a sostegno di un Caregiver e del proprio assistito, permettendo a entrambi di vivere una condizione di vita accettabile, non uso vivibile dato che sarebbe un termine fin troppo lontano da usare per certe condizioni di disabilità. Bisogna inoltre considerare che la psicologia di chi assiste è sottoposta a una pressione che nel tempo può divenire pericolosa per entrambe le figure e pertanto non si può pensare che una condizione permanente di costante aiuto non sia soggetta ad alcuna variazione in termini di condizioni e di ambiente. Nel rapporto che si crea di dipendenza entrano in gioco dinamiche a cui gli assistenti non sono preparati, a cui si aggiungono le loro pressioni e le loro complicazioni della quotidianità, a cui si aggiungo spesso e mal volentieri rapporti già precari e difficoltà famigliari che spesso emergono come ulteriori impedimenti e si amplificano ulteriormente con questo impegno costante che fa emergere ulteriori tensioni.

Prendersi cura degli altri è molto complesso ed è difficile da comprendere se non si è mai curato nessuno in casa; in una normale società forse solo immaginaria dovrebbero esserci non solo leggi a tutela di un malato, ma a tutela di questo rapporto assistente-malato, specialmente quando l'assistente è uno dei propri famigliari. Dovrebbero permettere al Caregiver di potersi occupare del proprio caro senza avere ulteriori preoccupazioni, egli non dovrebbe mai sentirsi annientato da una situazione così difficile da sopportare, anche se essa gli nega gran parte della propria esistenza, ed è giusto che ognuno possa mantenere il diritto di esistere, anche e soprattutto coloro che si occupano totalmente degli altri. Tutte le società e le politiche dovrebbero prendere in seria considerazione questa condizione a cui molte famiglie fanno fronte, e non continuare questa vergognosa indifferenza. Il prendersi cura di altri è un obbligo che nasce prima da una forma di espiazione karmica voluta dal progetto che si sono imposte le anime coinvolte, la persona che si ammala e la persona che è costretta dagli eventi a prendersi cura di lei. Sono due situazioni che sono fortemente vincolate fra di loro, ma ciò nonostante non va considerata come una forma di punizione, bensì un'esperienza che obbliga a crescere ed evolvere in una forma rapida, specialmente quando le persone coinvolte si aprono agli insegnamenti delle loro Anime. In questo volere dall'alto dovrebbe esserci maggiore rispetto, perché in realtà le due figure coinvolte stanno dedicandosi a un processo di guarigione profondo, che risiede nella guarigione interiore e non necessariamente fisica, anche se le due cose possono benissimo coincidere. 

Colui che aiuta è chiamato ad aprire il proprio cuore e impara a dare in una misura che trascende la componente emotiva umana per raggiungere le note del proprio spirito, mentre il malato diviene il catalizzatore di questo processo di crescita, ecco perché un momento così dovrebbe essere considerato sacro e nulla dovrebbe alterare questo meccanismo, tenendo conto del fatto che tale processo è capace di trasformare e guarire le persone. Le società sono alla ricerca del perfezionismo specialmente quelle moderne il cui scopo è troppo spesso quello di apparire agli occhi di chi osserva, mentre ciò che non rientra in tale immagine di perfezione viene abbandonato ed escluso, se non occultato e rinnegato per essere talvolta fatto oggetto d' ipocriti interessi speculativi. Aiutare il prossimo implica amore, senza il cuore non siamo in grado di darci sinceramente al prossimo. Quando ci apriamo con il cuore in modo sincero, riceviamo una carica di energia spirituale che ci aiuta a comprendere molte cose della vita, questa è detta espansione di coscienza, ma ciò può avvenire solo in una condizione di purezza e di generosità d'intenti.

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Dott.Croci Fabrice

Sono Il fondatore di Energia Spirituale, conduco gruppi di meditazione e insegno concetti di energia e spiritualità. Sono un Live Spiritual Coach e mi occupo di Pranoterapia! Amo scrivere sul mio Blog! Ho un dottorato in Psicologia! E sono un imprenditore.

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